CALTANISSETTA: GIUSEPPE AIELLO (LEGA SUD AUSONIA) :

"La devolution di Bossi in Sicilia serve come il "due di picche""

Caltanissetta (AU) – Dopo l’annuncio della sua candidatura a Presidente per la Provincia di Caltanissetta, dei giorni scorsi, il leader siciliano della Lega Sud Ausonia, Giuseppe Aiello, decide, anticipando tutti, di aprire la sua campagna elettorale con delle dichiarazioni che mostrano in tutta la sua interezza il ruolo, tutt’altro di secondo piano, che il battagliero imprenditore nisseno, intende assumere sin da ora. "Le parole del Ministro Bossi — ha tuonato ieri Aiello nel corso di un suo intervento davanti ad amici e sostenitori — sulla sua devolution, valgono giusto come il ‘due di picche’, in quanto egli è parte integrante dell’attuale Governo Berlusconi che, ad oggi, oltre alle strumentali ed inutili promesse, nulla ha fatto per la Sicilia. La vera sfida per la Sicilia — prosegue l’ex candidato a sindaco di Caltanissetta — è dare risposte concrete ed in linea con le nostre vocazioni territoriali alla richiesta di sviluppo vero e di lavoro delle nostre popolazioni. Non sarà certo il sempre ‘padanissimo’ Bossi, di cui non dimentichiamo le vergognose offese - ha poi continuato Aiello, lasciando intendere chiaramente il suo pensiero sull’ex ‘senatur’ di Cassano Magnano - a darci l’autonomia già sancita, tra l’altro, dal nostro Statuto Siciliano. La Sicilia ed il Sud — ha concluso il coordinatore regionale della Lega Sud Ausonia — hanno solo bisogno di liberarsi di una classe politica asservita da sempre agli interessi del Nord, che per anni ha vissuto sulla falsa ed inesistente contrapposizione destra-sinistra che ha solo penalizzato le nostre popolazioni". Giuseppe Aiello, che dopo l’incontro della scorsa settimana, avuto a Caltanissetta con il segretario federale nazionale, Gianfranco Vestuto, aveva preannunciato l’organizzazione di una grossa convention dei movimenti federalisti e autonomisti nella sua città, ha anche preannunciato uno dei temi principali su cui verterà la sua campagna elettorale per le prossime provinciali: La riconversione del Petrolchimico di Gela e il potenziamento del suo porto e la realizzazione di un aeroporto nella provincia nissena per dare sviluppo ed impulso al potenziale commerciale di aree come Canicattì, Pachino e Vittoria.



CONOSCIAMO I POPOLI ITALICI: I SABINI

Archiprando da Rieti

Anche la Sabina ha avuto i suoi condottieri. Uno di questi è il duca Archiprando da Rieti (chiamato anche Takeprandus nelle fonti antiche), vissuto nell’alto medioevo. Ma andiamo con ordine. I Saraceni musulmani razziarono la Sabina dall’887 al 914. Furono rasi al suolo conventi, paesi, case coloniche e gli abitanti furono in gran parte o uccisi o deportati. Molti sopravvissuti furono ridotti in stato di schiavitù. Ancora oggi nella Sabina dentro le grotte ci sono diversi santuari dedicati a San Michele Arcangelo, eretti dalla popolazione del tempo come ringraziamento dallo scampato pericolo saraceno. Nella maggior parte di questi santuari ancora oggi ci sono delle catene, che testimoniano la schiavitù saracena.
Le scorrerie dei Saraceni lasciarono il segno soprattutto nel Cicolano (l’attuale Valle del Salto in provincia di Rieti), dove si erano insediati per slanciarsi verso ulteriori e più vaste depredazioni. Il Palmegiani (nella suo libro "Rieti e la Regione Sabina") sostiene che l’Abbazia di Farfa, all’epoca in pieno splendore, fu nell’anno 890 invasa e poi distrutta dai Saraceni. Secondo un’altra fonte invece gli stessi Saraceni entrati nel monastero furono talmente impressionati dal suo splendore e dalle sue ricchezze che non osarono danneggiarlo, limitandosi a farne la base per le loro scorrerie nei dintorni. Ci pensarono comunque alcuni ladri di Catino a fare bottino ed a lasciare accidentalmente il fuoco acceso che propagandosi distrusse l’intero complesso monastico.
Di certo sappiamo che l’abate Pietro I di Farfa resistette all’assedio dei Saraceni per ben 7 anni; alla fine fu costretto a cedere e fuggì attraverso un cunicolo sotterraneo, portando con sé e nascondendo i suoi preziosi codici ed i suoi tesori. L’Abbazia di Farfa all’epoca era uno dei centri più importanti dell’Europa medievale, possedeva quasi tutta l’Italia centrale, aveva navi ed un porto.
I Saraceni distrussero anche le Abbazie di San Salvatore Maggiore, di Santa Maria di Canetra, l’Episcopio di Forum Novum e la chiesa reatina di San Michele, dove, dopo aver ucciso i monaci, rapirono buona parte del tesoro speditovi da Farfa. La diocesi Sabina rimase senza vescovi fino al 928 e la stessa Farfa fu abbandonata per 58 anni. Come tutti i centri sabini anche Rieti fu barbaramente assalita. Il paesaggio sabino del tempo mostrava ad un ipotetico visitatore desolazione, squallore e miseria ovunque; c’erano terreni incolti ed abbandonati, paesi distrutti, chiese date alle fiamme. La popolazione viveva nel terrore, ovunque eccidi, razzie, lutti, schiavitù e rapine. Le popolazioni sabine, riavutasi dal primitivo sbigottimento, seppero ritrovare il loro spirito guerriero e furono tra le prime a far scoccare la scintilla della ribellione armata. Papa Giovanni X organizzò una Lega contro i Saraceni.
L’esercito era formato in gran parte da uomini provenienti da tutti i centri della Sabina, aiutati dalle truppe toscane del marchese Adalberto e dalle truppe spoletine guidate da Alberico, marito di Marozia. Da notare che nel periodo storico in oggetto la parte di Sabina compresa nell’odierna Provincia di Rieti faceva parte del Ducato longobardo di Spoleto. L’odierna Sabina romana invece (cioè quei paesi della Sabina che oggi fanno parte della provincia di Roma) era compresa nel Ducato romano. L’esercito (truppe sabine + toscane + spoletine) di cui parliamo era guidato da un valoroso guerriero, Archiprando da Rieti. In una travolgente battaglia combattuta agli inizi del 915 nei pressi di Trebula Mutuesca (l’attuale Monteleone Sabino), l’esercito guidato da Archiprando da Rieti riuscì a sconfiggere i Saraceni ed a cacciarli definitivamente dalla Sabina. I duchi di Gaeta e Napoli furono convinti dal Papa a sganciarsi dai trattati commerciali con i Saraceni, perché si videro notificare il sempre prestigioso titolo di patricius, con in più la cessione di alcuni territori. I Saraceni, cacciati dalla Sabina e dalla Campania, confluirono presso il Garigliano e lì furono sconfitti nel giugno del 916.
L’episodio è stato definito dal Gregorovius come "la più gloriosa impresa nazionale compiuta dagli italiani nel X secolo, così come lo era stata la vittoria di Ostia". L’Italia centrale era finalmente liberata dalla piaga saracena. Passato il pericolo saraceno, i Sabini, ammaestrati da tanta rovina, pensarono con maggiore intuito a quella unità politica che in tempi anteriori avevano trascurato, dando modo, ai Romani specialmente, di profittarne in maniera tanto proficua. I Sabini allora si decisero a costruire borghi fortificati in luoghi scoscesi e dirupati, per crearsi una maggiore sicurezza e per potersi, vicendevolmente, aiutare in caso di pericolo. I castrum vennero costruiti anche perché ormai le antiche città sabino- romane erano state distrutte dai Saraceni. Nacquero così i paesi arroccati sopra le colline che esistono ancora oggi.
I Sabini hanno abitato in questi borghi medievali per 1000 anni, la maggior parte dei centri storici della Sabina sono abitati ancora oggi. Altri borghi medievali della Sabina sono invece quasi del tutto disabitati, per colpa dello spopolamento o perché la gente a partire dal boom economico degli anni 60-70 si è costruita case più comode e moderne nelle vicinanze.
Dopo 1000 anni la storia si ripete. Infatti ai nostri giorni si parla di nuovo di invasione islamica e del pericolo di islamizzazione dell’Italia e dell’Europa intera.

Andrea Del Vescovo


Quell’odioso razzismo antimeridionale

Sono Gianluca Caiazzo, scrivo da Chiasso, Canton Ticino, Svizzera. Vivo praticamente sul confine con l’Italia, dunque vicinissimo a Como, a Milano, all’Italia. Sono di cittadinanza Italiana, con due genitori originari entrambi di Salerno, da circa ormai 40 anni in Svizzera. Ho scoperto con piacere il sito della Lega Sud, e ho letto le varie sottopagine.
Da quando ho iniziato a seguire la politica ed ad interessarmi alle vicissitudini dell’Italia da vicino, ho subito cominciato a schierararmi contro ogni sorta di razzismo ed ingiustizia nei confronti di noi meridionali. In primis combatto in ogni modo la Lega Nord (lettere, iniziative, manifestazioni), cerco di sensibilizzare i miei conoscenti (parenti, amici, colleghi) sul problema che sta dietro alla situazione del Sud, e lo difendo ogni volta come posso. Io stesso mi attivo nella mia zona (Alta Lombardia e Comasco), per combattere l’ignoranza catastrofica della gente di queste zone, il loro campanilismo ed il loro razzismo.
Su un muro, ben visibile dalla strada provinciale che passa vicino, figura scritto "prendi un terrone, ammazza un terrone"; questo accade, ancora oggi nel 2002, nei pressi dei comuni di Rovello Porro e Rovellasca, ai quali sindaci ho già scritto una lettera molto diretta ed esp
licita. Il tutto è apparso, previa mia autorizzazione, su un quotidiano lettissimo della zona, ossia "La Provincia". Non mi fermo certo qua. Continuerò a fare sentire la mia voce ma soprattutto a imporre tra questa gente il rispetto che ci deve essere da loro, verso gli stessi loro connazionali, i meridionali.
Specifico tuttavia, che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, e che tanta, parecchia gente qua al nord non insulta le persone del sud e le accoglie liberamente. Le teste si stanno aprendo, i luoghi comuni però restano.... l’indifferenza ed il razzismo, spesso volgarissimo di taluni, è solo causato dai luoghi comuni... frutto dell’ignoranza in cui soffrono tanti, giovani e meno giovani qui.
In allegato vi ho inviato una copia scansionata un po’ male, dell’articolo riguardante la scritta offensiva, apparsa su un giornale della zona; è pure riportato il mio nome. Ho espressamente richiesto che lo stesso venisse scritto, visto che da nascondere non ho nulla.
Spero che il Vostro movimento si faccia strada, che si imponga, che si faccia conoscere in tutta Italia. Ma spero soprattutto che le persone del Sud lo conoscano e aderiscano. Sarebbe bello che venisse pubblicizzato di più... più gente ne viene a conoscenza, meglio è.
Fin tanto che respiro, e di anni ne ho 22 dunque si spera che di tempo ne ho avrò ancora tanto, continuerò a combattere le ingiustizie nei confronti del Sud. Spero che la Lega Sud faccia enormi progressi.
Vi saluto cordialmente

Gianluca Caiazzo

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